STELLA CILENTO

Stella Cilento è un chiaro esempio di insediamento su dorsale collinare. Il centro si trova inserito in uno scenario naturale, di cui l’elemento caratterizzante è il profilo del monte, che lo sovrasta.
La nuda pietra non intonacata si sposa ai vecchi intonaci dilavati dal tempo, creando varietà cromatiche tra il marrone e il rosa antico che, rispetto ai limitrofi agglomerati urbani, appare peculiare di Stella Cilento.


Fino al 1871 Stella Cilento era denominata “Porcili”, per la sua posizione privilegiata sul monte della Stella, dove risiedeva il Gastaldo di Lucania (il nome deriverebbe dal greco e significherebbe “davanti al Signore”).
Il toponimo compare, per la prima volta, in un documento del 1038. In un altro documento del 1187 viene citata la località: Serra di Porcili. Secondo alcuni storici, le origini di Stella Cilento risalgono all’età romana quando, con il nome Petilia, era capoluogo dell’intera Lucania. Altri storici fanno risalire la sua origine agli abitanti del villaggio di Torricelli, che per sfuggire alle incursione dei vandali, si rifugiarono alle pendici del Monte della Stella, dando vita a Porcili.


Di particolare importanza nel complesso urbanistico sono:
la piazza principale con i suoi palazzi, la chiesa parrocchiale di San Nicola di Bari, la cappella di Sant’Antonio di Padova, i ruderi del convento egli Agostiniani del XV secolo e il palazzo Ventimiglia – Longo che presenta degli interessanti soglie di balconi in pietra, un bel portale bugnato e una piazza lastricata.
La piazza principale è poco più ampia di un grosso cortile, vi si affacciano i palazzi Bertolini – Russo, Zammarelli, Itri, Gatto (Ventimiglia) con i portali settecenteschi i pietra e con mensole di pietra a figurazioni antropomorfe usate come sostegni dei torrini difensivi.


La seicentesca cappella di S.Antonio di padova costituisce, con la torretta quadrangolare innestata sul muro di costruzione della facciata, un angolo estremamente suggestivo. Questa cappella conserva la statua del Santo omonimo e anche quelle di S. Leonaro e S. Paquale.
